Mutui: il tasso del 3% non basta per la ripresa

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La politica distensiva di Mario Draghi, presidente della BCE, garantisce la stazionarierà dell’andamento dei tassi di interesse a beneficio della previsione del costo di interesse nei prossimi anni.

Rispetto ai tassi americani, gli spread sul mercato europeo sono molto più alti e si attestano attorno al 3%, con una previsione di leggera crescita nei prossimi anni a causa della fiducia altalenante sul rating Moody e SP sul Paese Italia che costringe gli istituti bancari a scaricare i costi sugli impeghi a chi chiede denaro in prestito.

I nuovi tassi sui mutui quindi non scenderanno a causa del rischio di credito (le famiglie e le imprese sono sempre più in difficoltà e le banche non concedono più prestiti senza garanzie anche del 100% rispetto all’importo erogato).

Purtroppo l’Euribor non facilita le banche, a causa dello spread bassissimo vicino lo zero che non permette agli istituti di realizzare utili sui conti deposito che sono più della metà dei depositi totali. I conti deposito però offrono buoni tassi, a causa della scarsità di domanda di raccolta: questi tassi sono poi scaricati sugli spread di mutui, prestiti e scoperti di conto corrente per recuperare l’investimento sulla raccolta.

A causa di tutte queste limitazioni e ristrettezze, in Italia nel 2013 l’erogazione di nuovi mutui si è dimezzata.

La crisi economica vede meno debacle sui mutui per le seconde case a causa di investimenti immobiliari e dei grossi capitali che impiegano risorse sul mattone grazie alla discesa dei prezzi: è meglio richiedere mutui in questi casi che investire liquidità per mantenere disponibilità a breve e poter essere flessibili e rapidi sul mercato.

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